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Il giorno del giudizio

Salvatore Satta

Col ritorno della buona stagione, Donna Vincenza si era fatta trasportare il suo seggiolone di paglia sotto il pergolato della corte, e là trascorreva inmobile la sua giornata. Quel che aveva temuto tutta la vita, col susseguirsi di quei figli maschi, si era avverato. Era rimasta sola, nel grande sepolcro della casa. La noia cominciava ad invaderla. Il rimuginio dei pensieri che aveva occupato la sua esistenza – il ricordo di un breve passato felice, la pogressiva distruzione di se stessa – si era assopito come i suoi occhi si erano velati. La casa di cui era stata, quasi per una suprema ironia, la padrona cominciava a soffrirne. Peppedda, la serva, era stata, quasi vecchia, scoperta da un piccolo possidente rimasto vedovo, e si era sposata. Da allora era stato un susseguirsi di ragazzotte allegre, vivaci, sulle quali essa sfogava il suo rancore, così che dopo un poco se ne andavano. Le stanze non venivano spazzate più, e un velo di polvere si stendeva sui mobili. Un giorno Don Sebastiano si era scaldato il caffè, la sola cosa alla quale tenesse, e aveva sentito un sapore strano. “Questo caffè è di orzo” aveva gridato, in modo che Donna Vincenza lo sentisse. Era vero,, o meglio non era vero perchè aveva semplicemente dimenticato di aggiungere il caffè fresco ai fondi ribolliti. In altri tempi il suo rancore non le avrebbe impedito di arrossire fino alla punta dei capelli: ora ascoltava i lamenti del marito con indifferenza, quasi con piacere. Era infatti accaduto che Donna Vincenza, nella sua infinita miseria, si era resa conto che il tempo aveva lavorato per lei: quella differenza di dieci anni che correva tra lei e Don Sebastiano, ora faceva sentire il suo peso, e per molti segni il marito, pur così valido, mostrava il peso dell’età. In definitiva, lo scettro del comando passava a lei, e lei se ne valeva per la più crudele vendetta, cioè mostrando di ignorarlo, non rispondendogli quando le rivolgeva la parola, rifiutando i suoi approcci di benevolenza e di perdono. Il povero vecchio non capiva, si lamentava coi figli, quando li incontrava, si sfogava con ziu Poddanzu, a Locoi, il quale scuoteva la testa e, per rispetto, non rispondeva. “Vincenza è una pazza, una pazza”, diceva “e se continua così rovina la famiglia”. Egli non si rendeva conto che per tutti giunge il momento in cui si sta al mondo perchè c’è posto, e questo momento ora era giunto per lui.

Traduït per Carme Arenas Noguera
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