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La misteriosa fiamma della regina Loana

Umberto Eco

I discorsi di Gragnola mi mettevano tristezza. Non perchè fossi sicuro che erano cattivi, ma perchè temevo che fossero buoni. Ero stato tentato di parlarne col nonno, ma non sapevo come avrebbe preso quella faccenda. Magari lui e Gragnola non si sarebbero capiti, anche se erano antifascisti tutti e due. Il nonno aveva risolto la sua questione col Merlo, e col Duce, in un modo ilare. Il nonno aveva salvato i quattro ragazzi nella Cappella, si era burlato delle Grigate Nere e basta. Non era di chiesa, ma questo non voleva dire che fosse ateo, altrimenti non avrebbe fatto il presepe. Se credeva in Dio, era un Dio allegro, che doveva essersi fatto una bella risata vedendo il Merlo che cercava di vomitare l’anima – il nonno aveva risparmiato a Dio la pena di mandare il Merlo all’inferno, di sicuro dopo tutto quell’olio lo avrebbe spedito solo in purgatorio, per consentirgli di liberarsi in pace. Gragnola invece viveva in un mondo intristito da un Dio cattivo, e l’avevo visto sorridere con qualche tenerezza solo quando mi raccontava di Socrate e di Gesù. Due che poi, mi dicevo, erano stati ammazzati, e quindi non vedevo che cosa ci fosse da ridere.
Eppure non era cattivo, voleva bene alla gente che gli stava intorno. Ce l’aveva solo con Dio, e doveva essere una bella fatica, perchè era come tirare pietre a un rinoceronte, quello non se ne accorge neppure e continua a fare le sue cose da rinoceronte, mentre tu diventi rosso per la rabbia e così ti viene un colpo.

Traduït per Carme Arenas Noguera
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