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Crònica

Ramon Muntaner
«Certamente in questo benedetto giorno di Pasqua...»

Certamente in questo benedetto giorno di Pasqua messer lo infante don Pietro volle far l’officio di maggiordomo, e da sé in persona volle aggiustar le faccende in quel modo che v’ho narrato. Egli stesso e messer lo infante don Raimondo Berlinghieri presentarono l’acqua alle mani del signor re: e fu prescritto che messer lo infante don Raimondo Berlinghieri presentasse la tazza al signor re e che dodici nobili ne servissero seco la tavola. Nel tempo del servizio messer lo infante don Pietro con due nobili, tenendosi tutti e tre per la mano, vennero subito cantando una ballata nuova che aveva composta don Pietro, e tutti quelli che recavano le vivande rispondevano a coro. E quando fu presso alla tavola del signor re, prese il piatto, fece una riverenza e lo posò davanti al signor re; poi fece la medesima cosa posando il tagliere. E quando ebbe servito il re delle prime vivande, ed ebbe finita la ballata, si tolse il mantello e la cotta di teletta d’oro foderata d’ermellino e trapunta d’infinite perle, e dette ogni cosa a un giullare, e subito gli furono portate altre vestimenta che indossò; e la stessa ceremonia fu ripetuta a tutte le vivande ch’e’ presentava; dico dunque che ad ogni vivanda cantava una nuova ballata composta da lui, e regalava le vesti che aveva, e tutte bellissime. Furono portate dieci specie di vivande, e ogni volta che un piatto era stato posto davanti al signor re, e fatta la riverenza, i nobili, i cavalieri e altri servitori portavano sulle altre tavole tanti e tanti cibi che niun altro avrebbe potuto far più o meglio.

Quando il signor re e tutti gli altri ebbero preso il loro posto nel palagio reale fu fatto un seggio ricchissimo e nobilissimo sul quale dovevano assidersi il signor re e gli arcivescovi con lui in quell’ordine stesso che erano seduti a tavola. E il signor re, colla corona in capo, il globo nella destra e lo scettro nella manca, si alzò da tavola, e venne a sedere sul detto seggio, e ai suoi piedi, tutti in circolo, si assisero i nobili, i cavalieri e noialtri principali cittadini. E quando fummo tutti seduti don Romanzetto giullare cantò a voce alta al cospetto del signor re novello una sirventese nuova che messer lo infante don Pietro aveva composta in onore del re, e il concetto della sirventese era quest’esso, cioè: messer lo infante spiegava in questa poesia che significassero la corona, il globo e lo scettro; e da questo significato desumeva che fosse a farsi dal re.

La corona era tonda, e il tondo che non ha né cominciamento, né termine significa il Nostro Signore, vero Dio onnipotente che non ebbe principio, né avrà mai fine.

Traducido por Filippo Moisè
Ramon Muntaner, «Certamente in questo benedetto giorno di Pasqua...». MUNTANER, Ramon; DESCLOT, Bernat. Cronache catalane del secolo XIII e XIV. Una di Raimondo Muntaner, l’altra di Bernardo Desclot. Palermo: Sellerio editore, 1984 [Prima edizione a Firenze, 1844], p. 3
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