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Bardissa de Foc

Joan Navarro
Luna di terra

I

L’autunno s’imbosca nelle camere delle mansarde come un fuggitivo, lontano da tutti i pericoli, nell’ora in cui lo specchio si riempie la faccia di stelle, comete di capelli inanellati.

Le città d’Europa vedono arrivare nel nebbiume le navi dei folli. A Schleswig-Holstein, tempo addietro, avevano già tracciato il cerchio sacro, la siepe di fuoco.

Un ragno stramazzava su di un tappeto di neve, terreno della Parola, e vetri oltre gli alberi della fiera scoprivano la loro reale geografia: entieri come serpenti flutuavanno in mezzo ad un deserto grande di nuvole.

L’acqua dei rubinetti rosicchia le pile millenarie, bigonce per falconi che han perduto le carte dei cieli.

Fragranza di noci ed uva passa s’infila per le scale.

Chi ha la parola, ha la spada?

I frutti dell’inverno da tempo morirono sopra le tavole avvolte in tovaglie tatuate di lune e palme da dattero.

Un apprendista funambolo, arrugginendosi gli astri, aveva appeso alle palme la pelle del cesellatore!

In mezzo al bosco il tritone lancia l’ultimo richiamo del giorno.

Un’immensa spiaggia mormora tra le schiume.

Traduït per Giuseppe Fiorelli
Joan Navarro, Luna di terra. A: Il Pomerio, Reggio Emilia Elitropia, 1983.
Joan Navarro, 2008. Foto: Markus Gudel
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