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El cant de la joventut

Montserrat Roig
Amore e ceneri

Non premeva le palpebre, le lasciava soltanto in riposo. Lo faceva tutte le mattine, prima che entrasse l’infermiera. Le piaceva socchiudere gli occhi, come se li coprisse un fazzoletto trasparente, color rosa pallido. Un fazzoletto di seta. Poi avrebbe sollevato poco a poco le palpebre e avrebbe verificato che tutto era al solito posto. Le apriva perché lo voleva, come poteva muovere le mani e spostare un po’ la testa. Guardò in alto: dalla finestra entrava la luce lattiginosa delle prime luci del giorno ancora insonnolito. Vedeva le pareti bianche, slavate e, in mezzo alla stanza, il paravento. Sí, tutto era al proprio posto. Gli oggetti si svegliavano insieme a lei. Tornavano a esistere, dopo la notte, tanto corta. Negli ospedali, le notti sono molto corte.

Ascoltò il respiro pesante, sordo, della signora dietro il paravento. Era un respiro roco, come se avesse un peso sul petto. Il rantolo dell’agonia. Da quando era stata trasferita in questa stanza, la signora al di là del paravento era ormai la quarta che moriva. Le inspirazioni erano sempre piú distanziate, piú sorde, e infine all’alba non avrebbe udito piú niente. Tutte morivano all’alba. Come la notte. Il dottore della sala grande le aveva spiegato una volta che il fenomeno è dovuto al cortisolo, l’ormone della crescita. Per questo le piaceva sentirsi le palpebre sugli occhi, e aprirle poco a poco, controllare che tutto fosse ancora al proprio posto. Lei non gli diceva niente, alle signore che mettevano dietro il paravento. Tanto non l’avrebbero comunque sentita. I corpi non hanno nulla da dirsi, tuttavia cercava di respirare con un ritmo diverso. Per ogni inspirazione dell’altra, lei ne faceva due. Lasciava che i polmoni si riempissero di ossigeno, come a farlo scendere fino allo stomaco, e poi lo lasciava uscire dal naso, con dolcezza, con ritmo. No, nulla la legava a quel corpo che stava dietro al paravento. Erano, soltanto, due corpi contemporanei. I corpi di due vecchie sistemate nella stanza dell’ultimo piano, trasferite dalla sala grande per morirci. Alcune morivano in fretta, altre tardavano un po’ di piú.

Traduït per Hado Lyria
Montserrat Roig, Amore e ceneri. Milà: Anabasi, 1994, p. 9 – 10.
Montserrat Roig
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